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In pensione non ci andrò mai: i giovani e la previdenza complementare

La previdenza complementare è pensata anche per i giovani. Scopriamo perché!

Quante volte, parlando tra amici, si ride e si scherza sugli anni che mancano alla pensione?

Quante volte, forse esagerando, si dice che non ci arriveremo mai? In realtà ci arriveremo, tardi, ma ci arriveremo.
La vera domanda è: ci basterà?
Sarà sufficiente a soddisfare i bisogni e le spese che gli ultimi anni di lavoro coprivano? Forse no!

Per fortuna noi giovani (si, “noi” perché chi scrive ha 29 anni) abbiamo diversi assi nella manica:

  • Sperare di lavorare sempre e di non rimanere mai disoccupati;
  • Sperare che il PIL italiano riprenda a crescere assicurandoci un’adeguata rivalutazione dei nostri contributi previdenziali;
  • Sperare di capire l’importanza di aderire a forme di previdenza complementare.

Ma perché “sperare di capire”?

Perché il primo impatto con la previdenza complementare è sempre violento! Un po’ perché in Italia l’educazione finanziaria è una sorta di tabù; un po’ perché quando si tratta dei nostri soldi vige sempre una buona dose di sana diffidenza verso chi ce ne parla. Pensi solo “Dov’è la fregatura?” E alla fine non ascolti.

Scappi, ma ti hanno messo la pulce nell’orecchio. In effetti a metterti da parte qualcosa per gli anni a venire ci hai già pensato. Ogni volta cerchi di capire come fare, di districati tra migliaia di blog, video, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ma venirne a capo è complicato e alla fine abbandoni.

La previdenza complementare in realtà risponde perfettamente alla tua esigenza, per sua natura stessa! È stata progettata per rispondere ai bisogni di piccoli risparmiatori che non hanno le conoscenze necessarie per lanciarsi sui mercati finanziari.

Da una parte consente di creare, nel tempo, un risparmio che genera rendimenti, cresce e integrerà la tua pensione.
Dall’altra ti consente di accumulare delle somme alle quali, volendo – in caso di necessità – si può attingere anche molto tempo prima del pensionamento.

Vedremo più avanti che per le anticipazioni servono al massimo 8 anni di iscrizione alla previdenza complementare. È, quindi, cruciale, in questo senso, aderire il prima possibile per poter beneficiare di quanto accumulato quando se ne ha necessità!

Perché i giovani – e non solo- dovrebbero (af)fidarsi alla previdenza complementare?

Perché Fondapi permette ai giovani lavoratori previdenti di investire piccole somme composte prevalentemente dal:

  • TFR;
  • Un eventuale contributo a loro carico che dà diritto al contributo del datore di lavoro.

La convenienza è, quindi, poter investire denaro di cui in realtà non si dispone. La convenienza è, quindi, poter investire denaro senza aver bisogno di conoscere o studiare i mercati finanziari. È, infatti, il Fondo e gli enti ad esso collegati – Banca depositaria e gestori finanziari – che studia e analizza il mercato, i trend e i fattori che portano all’ottenimento di rendimenti vantaggiosi. La convenienza è anche nel poter disporre delle somme versate pure prima del pensionamento, molto prima se si è giovani! Sono, infatti, necessari appena 8 anni di contribuzione per poter richiedere la prima anticipazione. La convenienza è, ancora, a livello fiscale: i rendimenti subiscono una tassazione vantaggiosa (20% a fronte del 26%). La convenienza è anche nei costi. Fondapi costa 22€ all’anno.
Già di per sé una cifra ridicola, alla quale, però, bisogna ancora sottrarre la quota di IRPEF risparmiata annualmente (nel caso si voglia contribuire al Fondo con un proprio contributo). E, se vogliamo, proiettandoci verso il riscatto per pensionamento, l’ingente risparmio fiscale sull’IRPEF dovuta sul proprio TFR. Infatti, la tassazione media del TFR lasciato in azienda oscilla tra il 24/25%; la tassazione che Fondapi applica al TFR è al massimo del 15%, ma può scendere fino al 9%.
In poche parole, significa che su un TFR da 37.500€ l’Agenzia delle entrate tratterrà 9.250€ (24,67%) se è in azienda, mentre se su Fondapi tratterrà solo 5.625€ (15%) [anzianità contributiva: 15 anni]. Sono cifre che si commentano da sole!

Qualche dato

Molti giovani lavoratori stanno iniziando a comprendere i vantaggi della previdenza complementare. Stanno iniziando a comprendere che la previdenza complementare è pensata anche per loro e per il loro futuro. Le adesioni a Fondapi certificano questa tendenza, giovanissimi e giovani, nel 2021, sono infatti aumentati del 15% rispetto all’anno precedente.

Fondapi crede fermamente nel valore della previdenza complementare e nella sua diffusione tra i giovani e tra i lavoratori tutti come strumento di tutela del loro stesso futuro.

Vantaggi adesione previdenza complementare

Marco Canepa
Promozione e Sviluppo

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Riflessioni sull’8 marzo: l’adesione femminile alla previdenza complementare

Oggi 8 marzo, rivolgendo un pensiero di auguri a tutte le donne, Fondapi vuole soffermarsi a riflettere sul tema dell’adesione femminile alla previdenza complementare.

Il gender gap e alcune sue cause

In Italia il gender gap previdenziale rimane ancora molto elevato. Sul totale degli iscritti alla previdenza complementare le donne sono solo poco più di un terzo. Eppure, sarebbero proprio loro che potrebbero avere maggiore bisogno di una copertura integrativa una volta raggiunta l’età pensionabile.

È, infatti, noto come l’importo medio delle pensioni in Italia risulti sensibilmente inferiore per le donne rispetto agli uomini.
Tra gli svariati fattori che possono concorrere a questa situazione elenchiamo i due principali:

  • Ricorso alla maternità
  • Ricorso al lavoro part-time

Situazioni queste che, riducendo o bloccando i versamenti previdenziali, inevitabilmente vanno ad abbattere l’ammontare della pensione finale. L’introduzione del metodo di calcolo contributivo ha posto, in questo senso, in drammatica evidenza il tema dell’adeguatezza della prestazione attesa in presenza di carriere lavorative discontinue e intermittenti.

La soluzione al gap di genere va, quindi, ricercata in un avanzamento della condizione lavorativa femminile attraverso misure e servizi volti a ridurre tali discontinuità, riconoscendo il fondamentale ruolo sociale della donna e il valore intrinseco della maternità.

Le proposte

Serve, quindi, la costruzione di un efficace ed efficiente sistema di “welfare” per l’infanzia e, più in generale, per le persone non autosufficienti. Bisogna, poi, collegare queste misure a una maggiore educazione finanziaria. L’effetto positivo non solo influirebbe sulla pensione di primo pilastro (INPS) e, anche, sulla pensione di secondo pilastro (complementare).

Inoltre, l’adesione femminile alla previdenza complementare permetterebbe di accantonare una somma rilevante per coprire alcuni buchi contributivi che potrebbero comunque verificarsi durante tutto l’arco della vita lavorativa!

A tal proposito, in conclusione, ricordiamo lo strumento introdotto con la legge di bilancio del 2017: la RITA. Acronimo di Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, consente ai lavoratori/lavoratrici rimasti inoccupati a pochi anni dalla pensione di ottenere una rendita che li traghetti in tranquillità verso la pensione.

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