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Il TFR in azienda ha davvero battuto i fondi pensione?

L’anno appena concluso è stato il peggiore da un po’ di tempo a questa parte. Se con il 2020 e la pandemia globale pensavamo di averle viste tutte il 2022 è stato, se possibile, ancora peggio. Crisi energetica, iper – inflazione e il ritorno della guerra in europa sono stati – e sono tuttora – i principali fattori di instabilità che hanno causato una forte volatilità dei mercati finanziari globali. Le ripercussioni, per forza di cose negative, per i rendimenti dei fondi pensioni non si sono, quindi, fatte attendere. 

La domanda posta da alcuni aderenti se la rivalutazione del TFR in azienda ha battuto i rendimenti dei Fondi pensione è giusta e merita una risposta dettagliata. Ma andiamo con ordine.

Cosa è accaduto nel 2022?

Già a gennaio l’incremento della domanda di beni, legato alla ripresa dell’attività produttiva sui livelli pre-pandemici, aveva dato le prime avvisaglie di aumento dell’inflazione, a causa della scarsità di reperimento delle materie prime ed il conseguente aumento dei prezzi. 

Lo scoppio della guerra poi ha sconvolto tutti, operatori economici inclusi. Incrementando a dismisura i prezzi dell’energia e generando un’impennata dell’inflazione quasi senza precedenti. Come già affrontato in precedenti newsletter le banche centrali hanno reagito con un inasprimento delle politiche monetarie generando ulteriori “tumulti” finanziari.

Questo seguito di eventi ha avuto ovviamente i suoi effetti negati sull’andamento dei mercati finanziari globali, facendo registrare la peggiore annata – per i rendimenti – da oltre 20 anni. 

Solo per fare qualche esempio: sul lato azionario il FTSE MIB (principale indice azionario italiano) ha registrato nel 2022 una perdita annua del 12%. Si tratta della peggiore performance annuale dal 2018, quando l’indice era sceso del 16,1%, e della seconda peggiore negli ultimi dieci anni.

Sul lato obbligazionario l’aumento dei tassi di interesse da parte delle banche centrali di tutto il mondo, necessario a contrastare l’inflazione, ha causato una perdita di valore anche per questo segmento del mercato solitamente più sicuro.

Le previsioni dei gestori finanziari per il 2023?

La ripresa potrebbe partire proprio dal mercato obbligazionario. 

Per i mercati finanziari l’inasprimento della politica monetaria del 2022 destinato a debellare l’inflazione è stato doloroso soprattutto per il segmento delle obbligazioni quando i rendimenti delle nuove obbligazioni sono aumentati rendendo quelle di precedente emissione meno allettanti per gli investitori. 

Tuttavia, la correzione dei prezzi per le nuove obbligazioni ha riportato i rendimenti dei titoli di Stato a livelli che non si registravano da oltre un decennio. 

In questi termini il 2023 potrebbe rappresentare il punto di svolta per le obbligazioni, soprattutto per il settore governativo Investment Grade, che compone la maggior parte dell’ investimento del Fondo.

A supporto di questo scenario si registrano le attuali valutazioni di mercato che stimano per il 2023 una probabile riduzione dell’attuale livello di inflazione. Dunque un ritorno a politiche monetarie più accomodanti da parte delle banche centrali in termini di riduzione dei tassi di interesse. 

In questo senso la convergenza tra rendimenti alti e il punto di inflessione della politica dei tassi (riduzione) darà la possibilità di ottenere buoni rendimenti sul lato obbligazionario.

E se avessi lasciato il TFR in azienda?

Ovviamente l’andamento del mercato finanziario del 2022 ha avuto effetti negativi anche sulle posizioni dei nostri iscritti (purtroppo non si segnalano per tutto il settore finanziario gestioni con segno positivo).

La domanda da porsi è, quindi,

“è giusto valutare l’andamento del Fondo pensione dal risultato di un singolo anno? 

La risposta è no, è sbagliato.
L’investimento pensionistico è un tipo di investimento che ha un lungo orizzonte temporale. Pertanto, valutarne la bontà guardando al singolo anno, positivo o negativo che sia, può condurre a valutazioni errate.

Chi è iscritto a Fondapi da più tempo questo concetto ce l’ha ben presente. Pur avendo, anch’essi, subito la forte flessione dei mercati finanziari la loro posizione presenta ancora rendimenti fortemente positivi. Infatti, il loro saldo previdenziale è di gran lunga superiore al trattamento di fine rapporto versato sul Fondo pensione nel corso degli anni. 

Proviamo, quindi, a quantificare quale sarebbe oggi la mia posizione se non mi fossi iscritto a Fondapi e avessi lasciato il TFR in azienda. 

Questo esercizio, che può sembrare banale, è l’unico in grado di rispondere al quesito con cui abbiamo aperto questa newsletter: “la rivalutazione del TFR in azienda ha davvero battuto i fondi pensione?”.

Il rendimento medio decennale di Fondapi confrontato con la rivalutazione del TFR in azienda.

confronto tra il rendimento medio decennale del fondo pensione e la rivalutazione del TFR in azienda

La tabella mostra il rendimento medio decennale dei tre comparti di Fondapi confrontato con la rivalutazione media decennale del TFR in azienda. 

L’unico comparto “battuto” è il “Garanzia” comparto che, ricordiamo, andrebbe utilizzato solo a pochi anni dal pensionamento (qui spieghiamo il perché). Inoltre, il rendimento dei comparti di Fondapi qui presentato è già al netto della tassazione sulle rendite finanziarie. Il Trattamento di fine rapporto in azienda è presentato, invece, al lordo della tassazione sulla rivalutazione. 

Riteniamo che questa tabella riassuma bene il concetto di investimento con orizzonte temporale di lungo periodo. Prendiamo, ad esempio, il comparto Crescita; nonostante il forte rendimento negativo di quest’anno presenta un rendimento medio decennale medio di circa il 5%, netto!

Ancora, bisogna tenere a mente che grazie alla previdenza complementare oltre al TFR, per chi ha scelto di aderire con il suo contributo personale, c’è anche il contributo da parte dell’azienda.

Ma le percentuali dei rendimenti non ci aiutano a quantificare veramente il divario tra noi che abbiamo preferito il Fondo pensione e i nostri colleghi che hanno optato per lasciare il trattamento di fine rapporto in azienda. Perciò abbiamo quantificato, numeri (numeri, non percentuali) alla mano questa differenza di cifre. 

Quanto sarebbe il TFR se non vi foste iscritti?

confronto tra il rendimento del fondo pensione e la rivalutazione del TFR in azienda
La simulazione è eseguita su un reddito annuale lordo di circa 19.000€.

La tabella confronta l’ipotesi di una posizione di accumulo TFR in azienda rispetto al caso di destinazione del TFR al Fondo pensione (a seconda del comparto scelto) con aggiunta di una quota sia da parte del lavoratore che da parte dell’azienda (stimata per entrambi pari all’1,6%). RAL 19.000€

I vantaggi della scelta di Fondapi nel tempo sono lampanti e mostrano un valore superiore al TFR lasciato in azienda tra i 1800€ e i 2400€

Il grafico, inoltre, non quantifica gli altri enormi vantaggi fiscali della previdenza complementare per chi sceglie di costruirsi una pensione integrativa:

  • Importi deducibili ogni anno fino ad un massimo di € 5.164,57;
    grazie al versamento sul fondo ogni anno abbassi l’ammontare di tasse pagate grazie alla deducibilità dei contributi tuoi e dell’azienda
  • Aliquota fiscale (IRPEF) a prestazione previdenziale tra il 15% e il 9%;
    al momento del pensionamento la tassazione applicata dal fondo pensione su quanto accumulato è al massimo del 15%. Ogni anno di iscrizione successivo al quindicesimo scende di 0,3% fino ad un minimo del 9%.

La tassazione del TFR dall’azienda, invece, ha un’aliquota media di imposta sostitutiva che oscilla tra il 23% ed il 25% per redditi medio/bassi.

Sul TFR accantonato durante tutti gli anni di servizio questa differenza di percentuale può arrivare a valere oltre 10.000€ di risparmio fiscale. Un valore enorme! 

Conclusioni

Noi ci fermiamo qua. Trarre le dovute conclusioni crediamo spetti a voi.
Ricordiamo che restiamo disponibili a fornirvi tutti i chiarimenti e consigli che vi possono essere utili. Siamo raggiungibili, come di consueto al numero 0422/1745981 (call center) o attraverso il form email a questo link.

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Chiusura periodo natalizio

Augurando a tutti gli aderenti felici e serene festività cogliamo l’occasione per informare che gli uffici di Fondapi e il centralino telefonico non saranno attivi dal 24 dicembre al 8 gennaio compresi!

Le normali attività riprenderanno il 9 gennaio 2023.

La posta e tutte le richieste che perverranno in qualsiasi modalità (e-mail, PEC, Area riservata, raccomandate e posta ordinaria) saranno prese in carico e lavorate a partire dalla riapertura degli uffici.

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Inflazione e tassi di interesse. Quale connessione?

Come abbiamo già ampiamente scritto in un’altra newsletter, in seguito alla crisi energetica e alla guerra, l’inflazione è schizzata alle stelle e ha toccato il livello più alto di sempre a ottobre 2022 da quando esiste l’euro.
Prima di vedere cosa c’entrano i tassi di interesse con l’inflazione è bene capire cosa si intende con essa e cosa comporta.

L’inflazione: nozioni generali

Partiamo col dire che l’inflazione è un fenomeno macroeconomico con il quale si indica un aumento generalizzato dei prezzi di beni e servizi.
Tale aumento porta, a parità di stipendi, a ridurre il potere di acquisto delle famiglie. Se pensiamo alla vita di tutti i giorni lo possiamo riscontrare semplicemente guardando al carrello della spesa. I prezzi di tutti i beni acquistabili al supermercato sono aumentati se prima riempivamo il carrello con 100€ ora ce ne servono 120.

L’inflazione divora i nostri risparmi?

I risparmi lasciati liquidi sul conto corrente sono quelli maggiormente intaccati dall’effetto inflazionistico. Come abbiamo detto poc’anzi l’inflazione riduce il nostro potere d’acquisto diminuendo il valore reale del nostro denaro.

Facciamo un esempio concreto: nel gennaio del 2014 abbiamo vinto 10.000€ e abbiamo deciso di accantonarli su un nostro conto corrente imponendoci di non toccarli più almeno fino ad oggi.
Quanto valgono oggi? Calcoliamolo!

Dal 2014 ad oggi (9 anni) si è registrato un tasso di inflazione medio pari all’1,37%

10.000/(1+1,37/100)^9= 8.850€

I nostri 10.000€ oggi equivalgono a 8.850€ di allora.
In 9 anni hanno perso circa il 12% del loro valore!

E se avessimo versato la stessa cifra su Fondapi?

Nel 2014 abbiamo versato i 10.000€ sul comparto Prudente di Fondapi. Abbiamo così acquistato 687,24 quote (10.000€/14,551€-il valore quota di gennaio ’14).

Le nostre 687,24 quote attualmente valgono 19,230€ l’una e hanno, quindi, un controvalore odierno di 13.215€

Il valore reale, al netto dell’inflazione, è però più basso. Per calcolarlo applichiamo la stessa formula di prima:

13.215/(1+1,37/100)^9= 11.694€

11.694€ al netto dell’inflazione.
Ovvero circa il 17% in più del loro valore nel 2014.

Nel calcolo, per semplicità non abbiamo inserito i costi amministrativi e le imposte di bollo del conto corrente così come non abbiamo inserito i costi di gestione e amministrativi di Fondapi.

L’inflazione è solo un fatto negativo?

No! L’inflazione entro certi limiti e livelli contenuti è un indicatore di un’economia sana e dinamica. Addirittura, se scende sotto una certa soglia spesso si interpreta come segnale che indica una possibile recessione. La BCE (Banca Centrale Europea) ritiene, per esempio, che l’inflazione debba attestarsi attorno il 2% annuo.

Quale connessione tra tassi di interesse e inflazione?

Semplificando, si può dire che il tasso di interesse rappresenta il costo del denaro preso in prestito.

Se si chiede un prestito da 100€ da restituire in 10 rate mensili da 11€ sborserete in tutto 110€. 10€, la differenza tra quanto avete chiesto e quanto avete restituito rappresenta proprio il costo del prestito concesso a voi dall’istituto di credito.

Più il tasso di interesse (costo del denaro) è basso più le persone sono invogliate a prendere soldi in prestito e, conseguentemente, aumenta il livello del denaro circolante nell’economia. L’aumento del denaro circolante è una delle cause che portano all’innalzamento dell’inflazione e all’aumento dei consumi. La politica di tassi a zero presa dalle banche centrali dopo il Covid per dare uno stimolo ai consumi e scongiurare una recessione ne è un esempio.
Con l’aumento dei costi delle materie prime l’inflazione è aumentata a dismisura e a questo punto le banche centrali sono dovute intervenire alzando i tassi di interesse per cercare di ridurre i consumi e il galoppare dell’inflazione.

L’operazione consiste nel rallentare la spesa per consumi e incoraggiare il risparmio verso investimenti in obbligazioni.
L’effetto conseguente è una riduzione della domanda di beni e servizi che induce le aziende a rallentare l’aggiornamento dei prezzi anche in presenza di inflazione.

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L’IMPIEGATO: ASSENTE INGIUSTIFICATO

Nel corso di questi anni, più volte abbiamo avuto la fortuna di incontrare aziende grandi e piccole. L’obiettivo dell’incontro era quello di chiarire il valore della previdenza complementare, i suoi punti di forza, l’eccezionale quantità di vantaggi prospettati ai lavoratori di quelle fabbriche, del nord, del centro e del sud.

La scelta non è mai immediata perché assume le forme di una decisione di lungo periodo e, soprattutto, perché si tratta di abbattere la diffidenza di tanti verso uno strumento poco noto, vasto e molto complesso.

Gli impiegati molto spesso sono assenti

Ma la questione che ci lascia di sasso, in tutti quegli incontri, è questa: dove sono gli impiegati?   Registriamo regolarmente la loro assenza in assemblea.

PERCHÉ?  

Quale congettura oscura, quale diffidenza inattaccabile condiziona così pesantemente il comportamento dei cosiddetti “colletti bianchi”?

Certamente dietro un comportamento diffuso ci sono ragioni antiche, legate alla storia della rappresentanza in azienda, ma anche indissolubilmente condizionate da comportamenti che – probabilmente – non vogliono imbarazzare, se così si può dire, la titolarità dell’azienda.

Forse si tratta di questo. O forse, di semplice noncuranza e superficialità.

Impiegati e operai hanno le stesse tutele, gli stessi diritti e gli stessi doveri

Ho ancora in mente il racconto di un rappresentante dei lavoratori. Ci aveva accompagnato in uno dei nostri incontri e, a margine della presentazione del Fondo e dei vantaggi dell’adesione, ricordava di essere stato fermato da un impiegato dell’azienda che chiedeva:” E per noi impiegati quale Fondo Pensione è previsto?” La risposta è stata lapidaria: “Lo stesso degli altri! E non si capisce per quale ragione non hai ritenuto di essere presente in assemblea!”. 

Il Fondo pensione negoziale è, infatti, frutto della negoziazione – a livello nazionale – tra sindacati e associazioni imprenditoriali e, limitatamente al CCNL applicato, non cambia a seconda della funzione ricoperta in azienda.

Nei prossimi anni, io credo, il fiume della previdenza complementare scaverà un fossato sempre più ampio tra chi ha fatto la scelta di aderire su un argine del fiume e chi, di contro, questa scelta l’ha rimandata.

Il sistema pensionistico italiano sarà in grado di garantirvi lo stesso tenore di vita attuale? Si può ancora immaginare di fare a meno di un’integrazione alla pensione pubblica? È saggio rimandare l’adesione a un secondo momento?
Noi crediamo di no!
La scelta di aderire è sempre più impellente e noi di Fondapi saremo felici di illustrarne tutte le potenzialità anche a chi, per ora, si è dimostrato restio in tal senso pensando di poterne fare a meno.

Alla prossima Assemblea.

Il direttore

Mauro Bichelli 

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    Eletto il nuovo Presidente di Fondapi

    Roma, 18 ottobre 2022. Durante la prima riunione del CdA del Fondo, tenutasi martedì 18 ottobre, i consiglieri hanno eletto Roberto Toigo nuovo Presidente di Fondapi. La carica di Vice Presidente è stata, invece, conferita a Fabrizio Cellino.
    «Per me è un onore – commenta Toigo – e ringrazio il CdA, la Uil nazionale e la Uilm nazionale per questa opportunità…

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    Cosa sta accadendo sui mercati finanziari globali?

    A fine 2021 l’economia globale e i mercati finanziari sembravano essersi ripresi dalla “botta” del Covid-19.

    Poi due shock:

    • l’aumento dei prezzi delle forniture energetiche;
    • lo scoppio della guerra in Ucraina.

    I conflitti bellici, in generale, hanno sempre creato turbolenze sui mercati finanziari per la difficoltà di prevedere gli effetti che ne scaturiscono e la dimensione di coinvolgimento potenziale.

    Il vero problema, se tralasciamo il costo umano del conflitto, è la dipendenza energetica italiana ed europea dal gas russo. Questa è la difficoltà che più da vicino interessa l’universo europeo, le nostre imprese, i nostri lavoratori.
    Il prezzo del gas da marzo a oggi ha avuto una crescita inaspettata e repentina innescando e accentuando la spirale inflazionistica avviatasi a inizio anno. Va detto, ad osservare gli ultimi due-tre anni di attività, che la reazione dell’Europa di fronte alle crisi si è fatta più incisiva. Più concreta rispetto al passato, con il tentativo imporre un tetto al prezzo del gas.

    Come hanno reagito le banche centrali

    L’inflazione fuori controllo ha costretto le banche centrali a intraprendere e attuare politiche antinflazionistiche. Queste sono volte a ridurre il denaro che circola nell’economia. Come?
    Alzando i tassi di interesse e rendendo più appetibili – per i consumatori – gli investimenti in obbligazioni, da troppo tempo con rendimenti vicini allo zero. Indurre le famiglie a investire parte dei loro risparmi in questo tipo di strumenti ha, però, un rovescio della medaglia:

    • l’aumento del costo di finanziamento per le imprese;
    • l’onere dei mutui per le famiglie.

    FED (banca centrale statunitense) e BCE (banca centrale europea) sono perfettamente consapevoli di questo risvolto negativo. Hanno, però, più volte dichiarato che il contenimento dell’inflazione è il principale obiettivo da raggiungere nel breve-medio periodo; anche a costo di una probabile recessione. In sostanza si tratta di innescare una sorta di “recessione controllata” per evitare che il rialzo dei prezzi sfugga dal controllo delle banche centrali con effetti di redistribuzione della ricchezza.

    La classica medicina amara che prima si prende e meglio è.

    La strategia del Fondo in relazione all’andamento dei mercati finanziari

    Se si osservano i risultati di medio-lungo periodo possiamo dire che Fondapi ha superato brillantemente le sfide che si sono presentate nel corso degli ultimi 20 anni di gestione.
    L’impostazione del Fondo ora è volta principalmente a:

    • preservare e conservare i risultati fin qui raccolti;
    • verificare eventuali occasioni di investimento una volta che lo scenario sarà diventato più chiaro.

    Negli ultimi mesi, quindi il rischio complessivo associato al portafoglio si è ridotto notevolmente. Inoltre, è stata intensificata l’interlocuzione con i gestori finanziari per monitorare via via gli eventi. 

    Cosa fare quando i mercati finanziari sono instabili

    In queste occasioni si rende doveroso ricordare alcuni cardini della scelta di aderire alla previdenza complementare:

    1.         È necessario mantenere i nervi saldi. Negli ultimi venti anni abbiamo superato diverse crisi che hanno avuto impatto sui rendimenti. Nel medio–lungo periodo, però, i risultati sono arrivati: il posizionamento della gestione accorta ha sempre consentito di recuperare.

    2.         La struttura dell’investimento periodico e continuativo nel Fondo (ogni bimestre) attenua gli andamenti molto altalenanti. L’investimento avviene sia nelle fasi di ribasso che in quelle di rialzo.

    3.         Uscire dal comparto di investimento attuale (specialmente se Crescita o Prudente) significherebbe realizzare delle perdite che al momento sono solo virtuali.

    4.         Teoria Life Cycle: questa teoria fa corrispondere la scelta del comparto alla durata dell’investimento.

    Applicata al Fondo pensione si traduce in:

    • scegliere il comparto Crescita quando il tempo alla pensione è lontano;
    • passare, poi, al comparto Prudente a 10 anni dal pensionamento;
    • solo negli ultimi 5/3 anni passare al comparto Garanzia.

    Un approccio di questo tipo (esplicitato anche nella nota informativa di Fondapi) tutela maggiormente l’interesse di accumulare risorse senza legare le scelte a momenti contingenti.

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    Risultati elezioni Assemblea dei Delegati

    Il 4 luglio 2022 la Commissione elettorale si è riunita e ha proceduto allo scrutinio delle votazioni per il rinnovo dell’Assemblea dei Delegati del Fondo nazionale pensione complementare per i lavoratori delle PMI Fondapi.

    Le votazioni per la prima volta si sono tenute esclusivamente online, come da decisione assunta dalle parti sociali. L’elenco dei lavoratori Delegati – Titolari e supplenti – eletti è disponibile cliccando qui.

    L’elenco dei rappresentanti delle imprese eletti è disponibile cliccando qui.

    Come da Statuto Fondapi la nuova Assemblea resterà in carica per il prossimo triennio e tutelerà gli interessi di lavoratori e imprenditori soci di Fondapi.

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    Chiusura estiva degli uffici

    Nel periodo compreso tra 1° agosto e 4 settembre 2022 gli uffici di Fondapi resteranno chiusi.

    Il centralino telefonico e gli uffici riprenderanno le normali attività in data 5 settembre 2022.

    La posta e tutte le richieste che perverranno in qualsiasi modalità (e-mail, PEC, Area riservata, raccomandate e posta ordinaria) saranno prese in carico e lavorate a partire dalla riapertura degli uffici.

    All’interno del sito fondapi.it i lavoratori e aziende possono reperire importanti informazioni:

    • Le aziende utilizzando la circolare operativa trovano risposta ai principali e più frequenti quesiti
    • I lavoratori hanno a disposizione la sezione “domande e risposte”.
      Inoltre, le principali documentazioni sono facilmente scaricabili da Area riservata, raggiungibile cliccando qui.

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    Maggiore sicurezza: introdotto l’OTP per accesso all’Area riservata Fondapi

    Dal 18 luglio 2022 cambia la modalità di accesso all’area riservata Fondapi: per rafforzare la sicurezza Fondapi introduce l’OTP (One Time Password)!

    Cosa cambia con l’accesso all’Area riservata tramite OTP?

    Per garantire i più elevati standard di sicurezza Fondapi introdurrà la tecnologia OTP (One Time Password) per effettuare l’accesso all’Area riservata dei lavoratori. Il codice verrà richiesto al momento dell’accesso alla propria area e ogni volta che l’Aderente vorrà compiere un’operazione online. È, tuttavia, prevista la possibilità di accedere in sola consultazione senza dover ricorrere all’utilizzo dell’OTP. In questo caso però, non sarà possibile effettuare operazioni. L’Aderente potrà, solamente, controllare l’andamento della posizione e lo stato contributivo.

    Perché?

    Notizie inerenti furti di password e dati personali sono, purtroppo, all’ordine del giorno. Per Fondapi è prioritario proteggere e tutelare i vostri risparmi. L’adozione del sistema OTP opera in questo senso! Infatti, questa password temporanea, già adottata da numerose e importanti entità, consente di elevare ai massimi livelli la sicurezza del proprio conto online.

    Come funzionerà l’OTP?

    Le modalità di accesso in una prima fase rimangono le stesse. L’Aderente deve inserire il proprio codice fiscale e la password. Subito dopo gli sarà richiesto di generare tramite il suo smartphone, con l’App Fondapi installata, il codice OTP da inserire nell’apposito campo. Dopo averlo inserito, l’Aderente avrà accesso completo alla propria Area e potrà disporre tutte le operazioni. Per ogni operazione verrà richiesto un nuovo codice OTP, sempre generato attraverso l’App Fondapi installata sul suo telefono.

    Come impostare l’OTP per accedere all’Area riservata

    1. Innanzitutto è necessario scaricare l’App Fondapi sul proprio smartphone.
      Qui il link per iOS – iPhone.
      Qui il link per Android.
    2. Una volta scaricata l’App è necessario effettuare il Login (inserendo codice fiscale e password);
    3. Effettuato l’accesso è necessario registrare il dispositivo.
      Cliccando sulle tre lineette in alto a sinistra si apre un menù.
      Cliccare la prima voce “Registra dispositivo”.
    4. Seguire la procedura guidata, impostando un PIN e nel caso, se il telefono è abilitato, i riconoscimenti biometrici (riconoscimento volto .
    5. In ultimo, confermare il PIN cliccando su “Registra questo dispositivo”.
    6. Fatto! Ora il dispositivo è correttamente registrato. Quando dovrai effettuare un’operazione ti basterà generare un codice OTP dall’App e confermare quanto da te disposto.

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    Al via le elezioni per la nuova Assemblea Fondapi

    Dal 27 giugno al 3 luglio gli Aderenti e le Aziende possono esercitare il loro diritto di voto per l‘elezione della nuova Assemblea. La procedura, totalmente telematica, non dura più di 5 minuti del proprio tempo e permette ai lavoratori e alla aziende di dire la loro sulla costituzione della futura Assemblea.

    L’Assemblea del Fondo è l’organo che rappresenta i lavoratori e gli imprenditori curandone gli interessi.

    Per la seconda volta le elezioni si terranno esclusivamente online. Basterà accedere all’Area riservata nelle date indicate ed entrare nel portale per la votazione online.

    N.B. Come da regolamento elettorale potranno votare i soli lavoratori che hanno aderito prima del 27 gennaio 2021.

    Per maggiori informazioni e istruzioni si può fare riferimento alle guide al voto predisposte appositamente per l’occasione.

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